Via Torrebianca 21 - Trieste
Tel. 040 636481 - libreriadedalus@gmail.com
* * *
Orario
Da martedì a sabato
9.00 - 13.00 // 16.00 - 19.30
* * *
Richiedeteci di inserire il vostro indirizzo di posta elettronica nella nostra rubrica: riceverete ogni mese le liste con gli ultimi arrivi dei libri nuovi a metà prezzo, fuori catalogo e d'occasione.
* * *

Le librerie Dedalus e Minotauro condividono gli stessi locali pur proponendo distinte tipologie di libri.
Dedalus è specializzata nella vendita di libri nuovi a metà prezzo, Minotauro propone volumi di modernariato e antiquariato, cercando entrambe di offrire una scelta di libri che si caratterizzano sia per la qualità culturale che per la difficoltà di reperimento.
Ampio settore di libri nuovi al 50% dedicato ai bambini.
Sconto del 15% sui libri nuovi su ordinazione.

Presentazione dei libri di Francesco Spagna

Venerdì 9 giugno
alle ore 18.00 
presentazione dei libri
L'infinito antropologico
(Mimesis)
e
Cultura e controcultura
(Elèuthera)

ne parliamo con l'autore Francesco Spagna

«Parlare di infinito in antropologia può apparire provocatorio, nel senso che tale disciplina, come qualsiasi disciplina che aspiri a fregiarsi del carattere di “scientificità”, deve necessariamente tenersi alla larga da un simile concetto che non solo si sottrae ad ogni descrizione quantitativa, ma, come notava Borges, “corrompe e altera tutti gli altri”. D'altra parte, come ricorda qui Francesco Spagna, ormai la storia dell'antropologia si è dimostrata abbastanza matura per andare oltre ogni illusione di mappare compiutamente le culture del mondo come se fossero oggetti inerti o dati acquisiti una volta per tutte. Si è fatta consapevole, insomma, di non potersi identificare né con l'etnologia né, tantomeno, con l'etnografia». (Giangiorgio Pasqualotto)

Cultura e controcultura sono il dritto e il rovescio di una stessa trama e vanno intese nel loro movimento dialettico, che dà spessore all'altra parola chiave del dibattito contemporaneo: intercultura. «Accade che non solo si erigano barriere contro i presunti “altri”, il presunto “fuori”, ma anche nei confronti dei presunti “noi” o meglio di alcuni di noi. Quelli che non stanno al gioco, che non accettano passivamente le regole. Ecco la dimensione delle controculture di cui parla Spagna». (Marco Aime)

Libreria Dedalus – Via Torrebianca 21 – Trieste

Il muso ispiratore

Il muso ispiratore di Sofia Cassanelli verrà presentato presso la nostra libreria giovedì 11 maggio alle ore 18

Logiche dello sfruttamento


Soggettività fantomatica e discorso del capitalista
con Federico Chicchi

Il concetto di sfruttamento nell'economia capitalistica post-fordista è mutato radicalmente. Benché il rapporto di asservimento sia una costante del capitalismo, nell'attuale fase di smaterializzazione
della società e dei suoi rapporti, le vecchie categorie di analisi sembrano insufficienti a descrivere la nostra realtà. Incrociando il pensiero di Marx con quello di Deleuze e Lacan, si tenterà di dare parola al nuovo volto dello sfruttamento, che ore investe l'idea stessa di vita.

Venerdì 5 maggio ore 17.30
Libreria Dedalus – Via Torrebianca 21

Federico Chicchi è professore associato presso l'Università degli Studi di Bologna - Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia.

Innanzitutto, per la guerra no

Disegni di Ugo Pierri

Edizioni Minotauro
Trieste, 2017

Edizione di 220 copie numerate. Le prime 15 portano allegato un originale di Ugo Pierri realizzato per l'occasione.

Copie 1-15 euro 120,00
Copie 16-220 euro 40,00


Venerdì 25 novembre 2016

Il programma sarà presentato venerdì 25 novembre, ore 18,
alla libreria Dedalus, via Torrebianca 21

Novità di febbraio

Sono disponibili tutti i libri delle edizioni  

con lo sconto del 30% sul prezzo di copertina

e molti titoli delle edizioni Elèuthera a metà prezzo.


Potete vederli subito in libreria e a breve invieremo la lista dei titoli a tutti gli iscritti alla nostra mailing list.

Alpine Studio



Gennaio 2016 - Sono arrivati molti libri Alpine Studio a metà prezzo: a breve sulla nostra newsletter il dettaglio dei titoli disponibili.
Per iscriversi e ricevere gli aggiornamenti mensili scriveteci via email: libreriadedalus@gmail.com

Sabato 28 novembre 2015

V O M   K R I E G
disegni di ugo pierri




Alle ore 18.00 esibizione del coro sociale Voci Arcutinate con una selezione di canti antimilitaristi della Prima guerra mondiale. 

Voci Arcutinate - Coro autogestito nato dal desiderio di esprimere anche attraverso il canto qual è lo sguardo rivolto alla realtà, quali le lotte, le fatiche, i bisogni, gli ideali e i sogni. Canto come respiro condiviso, nei corpi e nelle voci femminili e maschili; canto politico che guarda alla storia come indispensabile strumento per agire la necessità di un diverso presente. All’attivo, incursioni sonore urbane ed extraurbane.

Venerdì 13 novembre 2015

Il programma sarà presentato venerdì 13 novembre, ore 18,
alla libreria Dedalus, via Torrebianca 21 

Novità di ottobre in libreria

Nella lista di ottobre degli ultimi arrivi a metà prezzo molti classici Garzanti della collana "I grandi libri" e numerosi tascabili Einaudi. Potete iscrivervi alla nostra newsletter inviandoci un'email: libreriadedalus@gmail.com.

Apertura

Da martedì 15 settembre la libreria è aperta nella nuova sede di via Torrebianca 21 con i libri nuovi a metà prezzo e le novità (su prenotazione).
Negli stessi locali è nata la libreria Minotauro, con libri antichi e rarità.

Inaugurazione

Finalmente concluso il trasloco della libreria Dedalus, siamo lieti di annunciarvi la nascita della libreria antiquaria Minotauro, che troverà spazio negli stessi locali.
 
Vi invitiamo alla inaugurazione delle librerie in via Torre Bianca 21, che terremo il 12 settembre prossimo alle ore 18,30.


Un’occasione per ritrovarci e brindare insieme a questa nuova iniziativa culturale.

Il diritto alla pigrizia

Paul Lafargue
pp. 174 – Massari editore – Bolsena 2002
Prezzo di copertina € 6,71
Nostro prezzo € 3,35


Del famosissimo e paradossale pamphlet di Paul Lafargue non occorre dire molto, pochi libri sono stati tanto diffusi a livello popolare negli ultimi cento anni. Chi scrive si ricorda che a Cluny, nel pieno centro di Parigi, alla fine degli anni sessanta, un vecchietto vendeva Le droit à la paresse, di cui aveva in mano diverse copie, passeggiando sotto l’Abbazia, ogni giorno da quasi quarant’anni. Affermò, sempre su richiesta di chi scrive, che negli ultimi quarant’anni, quindi dalla fine della prima guerra mondiale, ininterrottamente ogni giorno aveva venduto quello stesso opuscolo che lui stesso curava di fare ristampare, e secondo i suoi calcoli ne aveva venduto, solo lui, non meno di trentamila copie.

L’opuscolo ha questo di paradossale: è una costante denuncia contro le responsabilità del proletariato che, prestando la propria complicità, si lascia sfruttare amando in questo modo la frusta che lo colpisce.

La scrittura brillante e la ricchezza di aneddoti fa di queste poche pagine una lettura ancora oggi piacevole. La figura del suo autore, marito di Laura Marx, fu una delle più note ed affascinanti dell’ambiente internazionalista e socialista a livello mondiale.

Ma nell'edizione Massari c’è di più. La grossa introduzione di Dommanget, un erudito storico francese del movimento operaio, che qui, come in altre opere dedicate anche alla rivoluzione francese e all’anticlericalismo, manifesta con larghezza di mezzi la sua potente documentazione. Non fa solo la storia di Lafargue e di sua moglie, dal contestato (da Marx) fidanzamento al loro suicidio, ma anche una dettagliata storia del concetto, e del desiderio di non lavorare, di pensare ad una vita in cui finalmente sia possibile fare quello che si vuole.

Attenzione. Non bisogna confondere il lavoro di Lafargue con le teorie, del tutto moderne, di abolizione del lavoro e di distruzione del lavoro. Queste sono tutt’altra questione.

Il cardo

Yashar Kemal
pp. 380 – Garzanti – Milano 1987
Prezzo di copertina € 19,00
Nostro prezzo € 9,50

Yashar Kemal (Yasar Kemal Gökçeli), nasce nel 1922 a Hemite, un piccolo villaggio di 60 case nella provincia di Adana, nel sud della Turchia. Da piccolo perde il padre, assassinato in una moschea. Nel 1950 fa ritorno a Istanbul e, dopo un periodo particolarmente difficile, trova finalmente lavoro come giornalista per il più importante quotidiano di Istanbul: “Cumhuriyet” (“Repubblica”).

Di sé scrive: “Ho sempre voluto essere il cantore della luce e della gioia. Ho sempre voluto che i lettori dei miei romanzi fossero uomini pieni d’amore: per gli altri uomini, per i lupi, gli uccelli e i coleotteri, per tutta la natura. E sono convinto che, su questo pianeta, le magnifiche culture degli uomini che risiedono nella mia terra porteranno il fertile paesaggio culturale a essere di nuovo verde”.

Si tratta di un libro che fa a meno agevolmente delle classiche modalità della narrazione occidentale. Le vicende epiche e leggendarie della regione del Tauro sono le più adatte a narrare lo spirito di rivolta della terra di origine dell’autore.
In una natura arida e incolta fioriscono i cardi. “Terre bianche – racconta Kemal – candide come ricotta, dove non spuntano alberi né erba né fichi d’India. Eppure i cardi crescono rigogliosi e fitti, sino a ricoprire ogni palmo di terreno”.

Il villaggio di Degirmenolu è circondato da una distesa di cardi. È come un deserto. Soltanto cardi. Un brigante che sia un vero brigante deve stare sui monti. Che senso ha l’amnistia? L’antica lotta tra sfruttati e sfruttatori non cessa per un accorgo governativo. Il di già conosciuto, come meccanismo della catalogazione e della miseria, è così contrapposto al territorio dell’implacabile deserto, dove tutto è sicuro di sé solo se realizza la distruzione dell’obbligo.

L’eremita digiuno, vestito di pelo di cammello, abituato a nutrirsi di cavallette è il simbolo della ragione. L’estremo territorio del vaglio critico conduce dove non c’è più nulla, se non il deserto. E, ora so, che il deserto alberga fantasie torride di scuoiamenti. Il mondo della storia, che si sviluppa nel campo, ha ucciso la vita nel momento del passaggio dal fare al fatto, il ghigno del diavolo, in caso contrario la storia sarebbe sempre il fare e mai il fatto. E questa storia viene da lontano, da una Turchia ancora feudale appena intaccata alla fine dell’Ottocento dalle prime avvisaglie del tempo moderno. Miserie peculiari e fantasie di adeguamento, tentativi di ottenere corrispondenze disciplinate con poco sforzo, abitudini del pensare e quindi del fare. Nemici e vittime della modernità, la sola strada percorribile per essere accettati nell’ora che sta sempre sulla soglia della completezza.

Amore e ribellione. Una infruttuosa ribellione foriera di morte, un amore che rimane insanguinato fra le spine dei cardi. La ribellione e la follia gli sono compagne, non certo la quiete e la tranquillità. Per i cercatori di calma non alberga in essa la felicità, è meglio che levando le tende si indirizzino altrove, dove per loro è l’orrore per altri la speranza di liberarsi dalla miseria.

Il falso e l'osceno

Alfredo M. Bonanno
pp. 340 – Ed. Anarchismo – Trieste 2007
Prezzo di copertina € 15,00
Nostro prezzo € 10,50

L’analisi politica ha connaturata al proprio svolgimento una irrimediabile piattezza. Gli elementi critici che la compongono sono legati a doppio filo alle condizioni di funzionamento del processo politico. Come tutti sanno quest’ultimo non funziona senza il reperimento del consenso e la realizzazione di tutte quelle modifiche indispensabili a renderlo possibile.
La funzione dell’imbroglio ideologico all’interno di questo processo è quella che una volta veniva assicurata dalla religione. L’uomo moderno prega di meno ma, secondo la geniale intuizione di Hegel, sopperisce a questa diminuzione leggendo il giornale.

Viene ammesso, in linea di massima, che oggi i destinatari del messaggio politico, quindi i soggetti passivi sollecitati al consenso, sono più informati se non più colti, e che quindi l’imbroglio deve essere più sofisticato o, almeno, più articolato. La cosa è dubbia. Se qualche decennio fa il fondo ideologico del consenso era orientato (a sinistra) verso l’internazionalismo proletario e (a destra) verso lo Stato etico, oggi i residui ideologici, diciamo spirituali, i grandi valori, si sono appiattiti sul vago processo di globalizzazione capitalista. Ciò ha comportato un livellamento dei mezzi culturali impiegati, raggiungendo miserie mai conosciute prima, nemmeno dalla destra che meno si differenziava dal manganello. Poche attenzioni culturali si riversano quindi nello sforzo di reperimento del consenso, e ciò produce un’ideologia spicciola che consente di dare aria alla gola di un qualsiasi burattino politico.

Stando così le cose alcuni ritengono che il ricorso alla provocazione potrebbe sortire qualche effetto interessante. Ma cos’è una provocazione? Un dire o un fare che rompa con la tranquillità e la buona educazione. Quindi qualcosa che contraddica la stupida loquacità con cui tutti i giorni reciprocamente ci addormentiamo inducendoci ad accettare un’esistenza che riteniamo inadeguata ai nostri presunti desideri di diversità. C’è da chiedersi se è possibile romperla con la stupidità. Domanda angosciante. Ognuno di noi custodisce quella sorta di idiotismo privato che considera fuori discussione, un serbatoio di opinioni costruite bene che aiutano a tirare avanti. Ma nessun funzionalismo ha mai salvato la vita a qualcuno. Ci accingiamo a morire con tutte le nostre benefiche supposizioni senza battere ciglio, pensandoci splendidamente equipaggiati per raccattare tutte le espressioni che collezioniamo come singoli istanti di una lunga malattia.
E questo libro costituisce, oggi più che mai, una provocazione.

Due nazioni. Nera e bianca: separate, ostili, ineguali

Andrew Hacker
pp. 356 – Anabasi – Milano 1993
Prezzo di copertina € 24,79
Nostro prezzo € 12,40

Un libro che fa vedere come di fatto funziona il razzismo americano, valido anche oggi, nell’epoca di Obama.
In fondo i meccanismi che questo lavoro mette in evidenza non sono molto cambiati in questi ultimi quindici anni. Ma per rendere conto di questa condizione difficilmente oltrepassabile occorre avere lo sguardo libero, capace di cogliere le ragioni dei neri ma anche quelle dei bianchi. Il razzismo lo si può condannare, spesso a parole, ma non basta: occorre conoscerlo per poterlo controbattere e, alla fine, battere.

Alcune teorie razziste sono penosamente ingenue. Causano però sofferenze, o partecipano a causarle, per cui cancellano ogni riflesso di tolleranza nel concetto di ingenuità. Ciò non toglie che molte teorie, apparentemente lontane dal razzismo, sono più sofisticate e meno ingenue causando un pari carico di sofferenze e disgrazie. Diffondere le condizioni intuitive che si avvertono non è possibile con la parola.

Il genocidio, lo stupro di massa, la schiavitù, lo sfruttamento, il razzismo, ecc., sono aspetti dell’esistenza umana che sono stati sempre verniciati di aspetto scientifico, e l’aver cercato di dimostrare il contrario (uno scienziato non può essere razzista o credente?) non ha fatto altro che riconfermare l’ampia disponibilità scientifica al massacro indiscriminato (tecnologia militare docet). La tante lamentele sui pericoli di un libero sfogo dei capricci e degli impulsi momentanei hanno dato il loro piccolo contributo alla costruzione dei lager di ogni tipo. Scrive Karl Jaspers: “L’animale non può che ripetere quel che già era, e non può andar oltre. L’uomo invece non può, per sua essenza, esser così come si trova ad essere. Può finire in vicoli ciechi, soggiacere a degenerazioni, pervertimenti, alienazioni, ma non può fare a meno di desituarsi perché il suo essere è esistenza possibile. A differenza dell’animale che si ripete nella compiutezza della sua situazione, l’uomo, pur essendo consegnato al suo esserci (situazione), vuole andare al di là di se stesso (desituarsi). Non si appaga se, chiuso in sé, in pace, null’altro deve essere che il quotidiano ritorno all’esserci. Non si riconoscerebbe più autenticamente se volesse esser uomo soltanto come si trova ad essere”. Regolare i propri istinti sulla base di un decalogo fornito da un’autorità moralmente superiore (quindi non revocabile in dubbio) è stato da sempre suggerito come mezzo sicuro per produrre l’assuefazione che attutisce dapprima ed elimina poi gli sfoghi e i comportamenti di cui sopra. La consuetudine all’ordine e agli ordini modifica gli uomini da esseri vitali in meramente esistenti. Apprendere a sublimare i propri istinti appiattisce la vita a livello di convivenza civile. La scienza suggerisce vie ben congegnate per giustificare questo appiattimento.

La lettura di questo libro è una guida per uscire da questo vicolo cieco.

Lotte contadine e urbane nel “Grand Siècle”

Boris Fëdorovic Porchnev
pp. 392 – Jaca Book – Milano 1998
Prezzo di copertina € 24,00
Nostro prezzo € 12,00

Il testo fondamentale sulla fronda contadina del Seicento in Francia, sulla sua esplosione, sui risultati ottenuti e sulla spaventosa repressione che ne seguì. La tesi tradizionale, che questi moti insurrezionali furono sotto sotto fomentati dai nobili per attutire le conseguenze negative per loro del rafforzamento della monarchia assoluta, è sostituita, una volta dimostrata inconsistente, con l’altra tesi, quella più fondata, di una variante francese della rivoluzione borghese inglese che si scatenava sull’altra sponda della Manica.

Questa diversa impostazione è nata da una polemica contro le tesi marxiste della rivoluzione che nasce come un seguito quasi obbligato dalla trasformazione dei rapporti di produzione con le prime avvisaglie del capitalismo. Ne deriva che la rivoluzione francese, la Grande rivoluzione, non è una conseguenza e una continuazione in chiave più ampia di questi moti del Seicento, ma è frutto esclusivo del profondo cambiamento instaurato dalla circolazione delle idee prodottasi nel XVIII secolo.

Da parte loro, le tesi ortodosse del marxismo si sono rivelate inconsistenti non tanto a opera di una critica distruttiva, però esercitata in luoghi appropriati e con mezzi intellettuali adeguati, quanto a causa di una sorta di penalizzazione imposta dallo svolgimento della realtà. Tutti gli accorgimenti teorici, che poi tradotti nella pratica si trasformano in strategie più o meno intelligenti, sono stati sistematicamente disvelati per quello che erano, accorgimenti per sfuggire all’unico problema centrale, quello del potere.

Certo, questo libro, per quanto importante e ben documentato, non è la verità, esso costituisce un modello insuperabile di un certo modo di guardare alla storia. E un modello non è la verità, non è nemmeno una verità su scala ridotta, come una carta geografica della Francia con scala 1/1000 non è un millesimo della Francia, ma per chi voglia andare da Marsiglia a Parigi quella carta ha una sua utilità, e questa utilità può essere ancora più grande per chi ha fretta di arrivare a Parigi come avevano fretta i popolani marsigliesi che marciavano cantando la loro canzone per andare a Parigi e partecipare all’insurrezione.

Quando ero fotografo

Félix Nadar
pp. 254 – Abscondita – Milano 2004
Prezzo di copertina € 19,00
Nostro prezzo € 13,30

Alla domanda: “Chi è il più grande fotografo del mondo?”, Roland Barthes risponde: Nadar. Basterebbe questa presentazione per generare legittima curiosità sui testi scritti da un ritrattista mitologico, come è stato definito questo impressionante catturatore di visi ed espressioni individuali. Tutti i grandi dell’Ottocento sono stati da lui fotografati, con l’esclusione di Napoleone III, di cui rifiutò sempre di fare la fotografia, malgrado le tante insistenze dell’éntourage imperiale. Il Panthéon così identificato da lui stesso parla di quindicimila scatti, qualcosa di immenso ed impressionante.

Ma il libro che qui presentiamo, e di cui suggeriamo la lettura, è scritto da Nadar, è il risultato, sorprendente ed estemporaneo, frizzante e imprevedibile, della sua parallela attività sotterranea di giornalista.

Affermava Baudelaire: “Félix Nadar è la più stupefacente espressione di vitalità. Adrien mi diceva che suo fratello Félix aveva tutti i visceri doppi. Mi son sentito geloso di lui, a vederlo riuscire così bene in tutto ciò che non è astrazione”.

Commentando le esperienze di Nadar con la mongolfiera, Victor Hugo scriveva: “L’applaudo innanzitutto per l’idea, poi per l’atto. Lei è l’uomo che, per uno scopo scientifico, neppure due mesi fa, tentava, con pochi compagni coraggiosi e un’intrepida compagna una delle imprese più audaci che mai siano state compiute. Date all’uomo il possesso dell’atmosfera, e il legame delle tenebre si scioglierà spontaneamente. Liberiamo l’uomo. Da chi? Dal suo tirannno. Quale tiranno? La pesantezza”.

Leone X. Giovanni de' Medici

Carlo Falconi
pp. 616 – Rusconi – Milano 1987
Prezzo di copertina € 24,80
Nostro prezzo € 12,40

Leone X non ha significato storico fuori del Rinascimento italiano. Questo libro parte da una simile ipotesi storica e la sviluppa fino in fondo. Ispiratore e mecenate di artisti come Raffaello e di stampatori come Manunzio, questo figlio di Lorenzo il Magnifico diventa monsignore a otto anni e cardinale a diciassette.
Tempi di una Chiesa che oggi sembra altra dalla immagine che pretende coagularsi nella politica e nella religiosità divulgata dal Vaticano, ma tempi che fanno parte della storia della Chiesa cattolica.

Contemporaneo di Lutero, di Erasmo, di Carlo V e di Francesco I, Leone contribuì a foggiare il suo tempo e venne dal suo tempo condizionato fino a far parlare di un ritorno dell’età d’oro: Firenze ateniese e Roma vivace sede di iniziative culturali, in un clima però generalizzato di miseria e terrore.

E così il pensiero, viaggiatore del fondo, riassorbendo lo stimolo naturalistico del Rinascimento, ridiventa centro esso stesso, ma col punto di forza, con la base ancora all’esterno, ancora in Dio. L’oggetto della filosofia nei tempi maturi si muove, alternativamente, dalla indagine con mezzi prevalentemente soggettivi a quella con mezzi oggettivi. Ora sono i sensi a perdere davanti al criterio della intuizione, ora è il contrario. Ora è l’uomo che torna a porsi al centro della realtà riassorbendo nella natura Dio, e essendo egli il centro e l’espressione più alta dell’evoluzione naturale. Di che parlerà allora la nuova filosofia? La materia doveva, in un modo o nell’altro, staccarsi dal soggetto e da Dio, doveva prodursi un mondo armonico in cui il destino fosse riconducibile alle profonde trasformazioni che si andavano producendo. La sabbia impara a ricoprire il volto dei ricordi. Superfici levigate, colori profondi, misure compositive. Dalla negazione mistica della materia, cioè dal più estremo soggettivismo, si arriva alla indicazione dei limiti dell’appropriazione, limiti che sono nella coscienza, la quale in base alle sue sole forze non può cogliere il mondo superiore ai suoi sensi semplicemente raccogliendo alcuni pezzi sparsi. Questa tesi, con cui si apre la strada ai grandi sistemi post-rinascimentali, sembra ridurre le possibilità dell’uomo, ma, in sostanza, comincia a circoscrivere le possibilità di Dio e della stessa natura.

Leone X viene a mancare improvvisamente, mentre diventava sempre più forte lo stimolo rinnovatore della Riforma.

I cantastorie della tecnologia

John M. Staudenmaier, s.j.
pp. 174 – Jaca Book – Milano 1988
Prezzo di copertina € 10,40
Nostro prezzo € 5,20

Il mito del progresso fornisce una interpretazione occidentalizzata della tecnologia a cui non c’è modo, se non indiretto, di opporre altre interpretazioni, e quindi altri modelli di utilizzo. Questo libro parte da una semplice considerazione del genere per addentrarsi nel grande problema dell’influenza della tecnica sul destino dell’uomo.

Non sono solo questi ultimi anni a essere caratterizzati dalla evoluzione tecnologica. Questa c’è sempre stata. Dalla caverna ai computer esiste una sorta di linea continua di accorgimenti tecnologici adottati dall’uomo per produrre modificazioni nella realtà che lo circonda e per ottenere come da regolamento oggetti in grado di facilitare la sopravvivenza della specie umana. Riflettendo su questo fenomeno, gli illuministi conclusero per una sorta di progresso nella storia dell’uomo e facendo muro delegarono ai pensatori del secolo seguente, utopisti compresi, la fede in questo progresso e nella sua ineluttabilità. Ne deriva che l’accumulazione di mezzi tecnologici può considerarsi un fatto positivo, riflesso non secondario del processo accumulativo che si verifica nell’ambito della coscienza immediata. Lo scatto di una chiave. La produzione di oggetti è fatto tecnico, e la riflessione organizzata su questo fatto è la tecnologia. Lo sviluppo progressivo della società, conducendo al comunismo, o all’anarchia, secondo le diverse ipotesi, dovrebbe produrre un mondo tecnologico positivo, quindi senza risvolti dannosi, capace di garantire la libertà e la pace per tutti. Questa tesi non può essere accettata. Non c’è nessuno sviluppo progressivo garantito. Tutto deborda e smania in un inesauribile e continuo rigoglìo. Nessuna società liberata potrà costituirsi in maniera ineluttabile. Tutto esiste da sempre in continue combinazioni relazionali che si modificano e si trasformano senza interruzione, non è possibile quindi un superamento definitivo di questa condizione. L’unico fatto che posso constatare è un continuo oltrepassamento, quindi un andare avanti che non è progressivo più di quanto non lo sia un costante cambiamento della condizione precedente.

Mai come in questo libro il rapporto tra scienza e tecnica (questa come braccio armato della prima) è stato sviscerato fino in fondo. I risultati sono sorprendenti.